Non ricordo che anno fosse, è passato troppo tempo da allora, ma era circa il 1990, anno più anno meno.

All’epoca avevo appena iniziato le medie ma i computer avevano cominciato ad affascinarmi già da qualche anno. Li vedevo ogni tanto sulle scrivanie negli uffici che di tanto in tanto i miei genitori visitavano e osservavo quegli scatolotti con profonda ammirazione ed era proprio attorno a quel periodo che in TV la magia di queste macchine iniziava a diffondersi. Automan, Supercar, D.A.R.Y.L., Explorers, Navigator, Tron, Corto Circuito, … erano solo alcuni dei film e telefilm che avevano per protagonista un computer (o che almeno ne facevano uso) e che andavano in onda in quegli anni. Quasi sempre le qualità di queste macchine erano esagerate fino ad antropoformizzarle. L’intelligenza artificiale aveva catturato l’immaginazione di molti e creare un essere artificiale a nostra somiglianza sembrava oramai ad un passo e tutti ci volevano credere, anche gli esperti del settore, figurarsi ad Hollywood.

Risparmiando soldini, derivanti più che altro da regali di miei parenti e (parecchie) merendine saltate, riuscii ad avere abbastanza denaro per acquistare un computer tutto mio. Avevo a disposizione circa 300 mila lire se ben ricordo. Comprammo una di quelle riviste con gli annunci dell’usato “La Bancarella”, credo sia ancora in vendita, e trovai subito qualcuno che vendeva un computer per quella cifra.

Andammo io e mio padre. Era decisamente troppo lontano per andarci da solo, a circa 40 minuti d’auto. Non ricordo il volto di quel signore, ma ricordo che assieme a lui c’era una ragazza, forse sua moglie. Mi mostrò il computer… era stupendo, tutto nero, me ne innamorai subito. Mi mostrò anche il suo nuovo computer… un (credo) clone IBM 80286 con monitor a fosfori verdi. Non capivo perché lui preferisse quel 286, a mio parere l’altro computer era decisamente più bello (e per molti versi avevo ragione), pregai che non cambiasse idea.

Sony Hit Bit 75P, foto de Gli amici di HAL - http://www.museo-computer.it/

Sony Hit Bit 75P, foto de “Gli amici di HAL”
http://www.museo-computer.it

Io non vedevo l’ora di portarmelo a casa, perciò non ero affatto interessato a fare abbassare il prezzo, volevo solo metterlo in macchina il prima possibile, prima che il tipo ci ripensasse. Avevo 300 mila lire ed ero disposto ad usarli. A dire il vero, la ragazza di quel signore era più interessata di quanto ero io a far calare il prezzo… forse le avevo fatto pena con i miei occhioni da cerbiatto quando le ho raccontato che quei soldini erano tutto quello che avevo e che avevo risparmiato soldi per molti mesi per averli. Comunque alla fine il signore ebbe la meglio… lui si prese i soldi e io ero il ragazzino più felice del mondo. Mi regalò anche una cassetta con un gioco “Decathlon”, che rimase il mio primo e unico videogioco per anni.

Decathlon, Activision

Decathlon, Activision
(corsa ad ostacoli, una delle tante discipline disponibili)

Finalmente avevo il mio primo computer ed era un magnifico MSX Hit Bit HB-75P della Sony.

All’epoca i computer, sopratutto quelli ad 8 bit, erano dotati di uscita Scart e/o RF per collegarci il cavo dell’antenna e poter quindi usare la TV (che tutti avevano in casa) come monitor. Pochi infatti potevano permettersi il lusso di avere un costoso monitor “ad alta definizione” da dedicare al computer (il concetto di “alta definizione” di allora naturalmente non ha nulla a che fare con quello odierno), magari pure a colori, però tutti avevano una televisione che, seppur con i suoi difetti (ad esempio dovevi avere caratteri più grossi per poterli leggere bene e quindi potevi permetterti solo un massimo di 40 caratteri per riga anziché gli 80 di un vero monitor), ne era un ottimo sostituto. Poco tempo prima una delle mie due nonne mi aveva regalato una piccola televisione in bianco e nero che tenevo in camera mia per guardarmi i film la sera (adoravo gli Horror) e così venne immediatamente collegata all’MSX.

Ricordo ancora l’emozione del momento, quando lo accesi per la prima volta, la prima lettura del manuale, la prima esplorazione dei suoi menù… era un sogno che si avverava per me. Quando riuscii ad avviare il BASIC per la prima volta scrissi subito “Ciao” e cliccai su RETURN… ovviamente lui mi rispose “Syntax Error”. Capii quindi che se volevo parlarci dovevo imparare la sua lingua. Mi misi subito a studiare il libricino sulla programmazione BASIC allegato al computer e cominciai immediatamente a sperimentare. È stato l’inizio di un’avventura che continua ancora oggi.

Syntax Error, MSX BASIC

Syntax Error, MSX BASIC
(OpenMSX)

Dopo poco tempo avevo già capito come funzionava. Ero in grado di scrivere i miei programmini, di registrarli su audiocassetta (si usavano le cassette audio per registrare dati e programmi su quei primi computer casalinghi, ogni bit veniva memorizzato sottoforma di suono… un fischio ad una determinata frequenza per lo 0, e una frequenza diversa per l’1), e conoscevo buona parte dei comandi a memoria. Di tanto in tanto giocavo a Decathlon, ammirando i suoi dettagli e mi chiedevo come fosse mai possibile fare un videogioco del genere quando, chiaramente, i miei programmi (scritti in BASIC) non si avvicinavano neanche a quella velocità. Provavo un profondo rispetto per chiunque l’avesse programmato e capii solo molti anni più tardi, quando oramai l’MSX era chiuso in una scatola da qualche parte in soffitta, che l’unico modo per raggiungere quelle velocità era scrivere il programma direttamente in assembly.

Non avendo nessuno, né parenti né amici, che potessero anche solo indirizzarmi dovetti arrangiarmi come potevo, con gli strumenti che avevo. A parte i libri che mi erano stati dati con il computer non avevo altro. Non avevo neanche idea di cosa fosse l’assembly e nessuno dei miei libri ne parlava. Passavo gran parte del mio tempo da solo a provare, sbagliare, riprovare, finché non riuscivo a fare quello che mi ero prefissato. A volte mi svegliavo in piena notte con un’idea, accendevo la piccola TV e il computer che tenevo in camera mia, e cominciavo a programmare senza che nessuno se ne accorgesse, a volte fino a quasi ora di andare a scuola.

Devo dire che, se da un lato mi è mancato qualche punto di riferimento (avrei dato un braccio per avere qualcuno con cui condividere le mie scoperte e che mi aiutasse a capire le cose) dall’altro mi ha dato una grande libertà di esplorazione. Potevo fare ciò che volevo, quando lo volevo, senza alcuna supervisione, soprattutto la notte quando non c’erano noiosissimi lavori da fare, ero solo con me stesso e avevo tutto il tempo di questo mondo.

Mi fanno un po’ pena i ragazzini di oggi, controllati dai genitori in tutto ciò che fanno. È vero, hanno un sacco di risorse in più a disposizione da cui imparare, però al tempo stesso sono limitati come animali in gabbia, spiati senza ritegno quasi fossero oggetti alla totale mercé di chiunque capiti essere loro genitore. La stessa tecnologia che a me aveva dato tanta libertà dandomi una vera e propria via di fuga dalla triste realtà, oggi viene usata per obiettivi del tutto opposti… e se ti capita di avere un genitore particolarmente stronzo/pirla/cdp/fobico sono cazzi. Quelli che come me hanno vissuto nell’epoca pre-home-computer e nell’epoca pre-cellulari… hanno avuto una cosa che i ragazzi di oggi non hanno più… una buona fetta di libertà. Quando noi uscivamo di casa non avevamo nessun cellulare con noi, solo un orario da rispettare. Nessuno poteva chiamarci o trovarci o tracciarci o decidere con chi potevamo o meno parlare e in ogni caso eravamo sempre e comunque liberi di disobbedire se la ritenevamo l’opzione migliore. Questo da un lato contribuiva a responsabilizzarci (i nostri genitori ci davano una fiducia che i genitori di oggi sono più restii a dare) e dall’altro ci dava modo di farci le nostre esperienze, fuori da qualsiasi possibile controllo dei nostri genitori e di prendere le nostre decisioni.

Comunque, sto divagando. Dicevo… continuai a sperimentare per i mesi successivi finché, un brutto giorno, non mi venne un’idea malsana. L’MSX era dotato di uno slot nella parte superiore. Io non avevo idea di cosa fosse dato che non avevo cartucce da inserirci (come dicevo, l’unico gioco che avevo era su cassetta), mi misi così a sperimentare nello slot con il cacciavite. Procuravo dei piccoli corto-circuiti per vedere cosa sarebbe successo. A volte il computer si bloccava, altre volte si riavviava… finché, all’ultimo riavvio, non ne risultò danneggiato.

Menù principale dopo il corto circuito

Menù principale dopo il corto circuito

Quando si riavviò capii subito che l’avevo rotto e capii subito quanto ero stato stupido a fare quello che avevo fatto… non solo non avevo imparato nulla, ma ero riuscito anche a rompere l’unico oggetto che per me era veramente importante… ma oramai era tardi. Il display, anziché mostrare la solita schermata di avvio, mostrava stavolta caratteri fuori posto e brutte righe orizzontali. Riuscivo ancora a muovermi con le freccette della tastiera fra le varie voci del menù ma il BASIC era diventato inutilizzabile, sia perché era difficile da leggere sia perché ad ogni RETURN dava sempre un “Syntax Error” (cosa che capivo più dal BEEP che segnalava l’errore che da quello che potevo leggere sullo schermo). L’avevo fatta grossa stavolta e sapevo che non avrei più rivisto un computer per diverso tempo.

Proprio mentre pensavo questo in TV stava incominciando una delle mie serie preferite: MacGyver.

Richard Dean Anderson protagonista della serie TV  della seconda metà degli anni 80 MacGyver

Richard Dean Anderson protagonista della serie TV della seconda metà degli anni 80 “MacGyver”

Distrutto, come se mi fosse morto un caro amico, guardai la TV e dissi a me stesso “cavolo, se fossi come MacGyver ora saprei ripararlo”… ma la realtà era ben diversa… io non ero MacGyver.

Portammo il PC a riparare nell’unico negozietto della città che aveva una qualche speranza di poter compiere il miracolo… ma nulla da fare. Sapevano aggiustare radio, TV, persino tostapane… ma computer? Vuoi scherzare? Computer??? Per chi ci hai preso? Per la NASA???

Rimasi così per almeno 1 anno senza computer in cui mi dedicai a cercare di uccidermi in modi molto creativi mentre giocavo con la chimica e l’elettricità.

Nel prossimo post riprenderò la storia mostrando cos’era andato storto nell’MSX e come ripararlo nel caso possa tornare utile a qualcuno.

Leave a Reply

Your email address will not be published.